Category Archives: Notturno

Invidia ( – 28 )

Provo un’invidia feroce per chi ha tempo.

Per chi ha tempo di scrivere.

Per chi ha tempo di leggere e di ascoltare musica.

Invidio chi ha voglia di fare il proprio lavoro.

Chi prova interesse per le cose di cui si occupa. Chi ha anche curiosità di studiarle.

Chi ha capito qual è il suo posto nella vita.

Provo un’invidia feroce per chi non ha la sensazione di buttare la propria vita, le proprie energie e il proprio cervello nel cesso, per 11 ore al giorno.

Invidio chi si fa mantenere dai propri genitori. (Senza che questo mi impedisca il disprezzo).

Invidio chi ha tempo di ballare il tango e chi lo sa ballare.

Non è un sentimento che mi era familiare.

E adesso è la misura della mia infelicità, confesso, senza assoluzione.

 

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Sottosopra ( – 46)

Rivederti ha messo tutto sottosopra.

Cosa me ne faccio adesso di questi sentimenti che mi sono tornati su?
Non li hai voluti un anno fa.
Non mi vorresti adesso.
Però quello che c’era non è morto, è tutto là com’era, ciò che c’era tra di noi.
Cosa me ne faccio adesso, di questa tristezza?
Di questo amore, cosa me ne faccio?

Nuova ossessione ( – 51 )

Le cose vanno fatte per amore.
Non c’è nulla da fare, alla fine quello che riesce a fatica e male, fatto per dovere, per amore riesce facile e dolce.
Ho cominciato questo anno di astinenza con l’aspettativa, neanche tanto nascosta, di trovare una nuova passione, sull’onda delle mille energie non spese che non avrei più convogliato nel sesso e negli uomini.
E invece di una nuova passione ne ho trovata una vecchia.
Una che non sapevo più quanto valesse, avevo quasi dimenticato.
Sepolta nella teca impolverata della nostalgia, dalla quale sembrava non dovesse mai più uscire: sembrava sempre troppo tardi, almeno per questa vita, ritrovarla.
Io ero sempre troppo grassa e troppo scoliotica e troppo vecchia per tornare.
La danza, torna a me nella forma del tango, ma questa volta è Danza, la riconosco, ne conosco troppo bene la fatica e l’esercizio e gli abiti delicati e i lacci delle scarpe e gli spogliatoi e la gioia di sentire ogni singolo muscolo, ancora, in un corpo che non mi parlava più.
Sento di nuovo quella necessità di controllare il movimento, nel suo più piccolo aspetto, quel sentire il mio corpo, tutt’uno con la musica, le braccia, le spalle, le dita dei miei piedi.
La felicità è così grande, che è come tornare in vita.
Non si vive senza l’amore.
Ed è tornato a me un amore che credevo per sempre perduto.

Il tuo abbraccio ( – 53 )

Non c’è niente come l’abbraccio del tango.
Non c’è niente come il tuo abbraccio sicuro, che mi avvolge e senza stringere mi fa capire che non me ne andrò da nessuna parte.
è facile seguirti, facile lasciarmi portare.
è facile non sentire niente altro che la tua mano sulla mia schiena.
La tua mano si muove appena, leggerissima, a lasciarmi passare e mi guida.
Mi guidi, un’esperienza nuova, un uomo con una sicurezza che avevo dimenticata. Quanti inetti mi hanno reso innaturale la sensazione che un uomo sia adatto a guidare.
La tua mano mi tocca, mi accarezza, ma non provo fastidio.
La fa con sicurezza.
Io mi lascio portare.
Stanotte vorrei che questo abbraccio non si aprisse più.

Pensiero spaventoso ( – 67 )

Mi è venuto un pensiero spaventoso.
E se il vero motivo per cui mi arrovello da anni senza capire cosa vorrei “fare da grande” è che in realtà ho paura di saperlo?
Magari il mio inconscio sa benissimo cos’è e sa anche che è qualcosa che ormai è troppo tardi per fare.
Magari è qualcosa che non farò mai ed ho deciso che è troppo doloroso saperlo.
Può darsi che il mio non sapere sia in realtà il mio dirmi una pietosa bugia?

Caro Amico ( – 95 )

Caro amico,
vederti mi fa sentire persa.
Vedo in te le emozioni che sono fuggite dalla mai vita, strisciate via come bisce a nascondersi nelle loro tane, paurose di fronte ai passi incipienti del dolore, si sono prosciugate come ruscelli estivi arsi, dall’aria arida di una lunga solitudine. Sono andate via e mi ritrovo invecchiata a trent’anni.
Come sembrano diversi i miei, dai tuoi trent’anni. Tu sempre in balia di una fremente adolescenza, con la forza degli entusiasmi e delle domande senza ancora risposta.
Mi sono data pace e risposta per sopravvivere in questi anni.
Ma la mia risposta è un gigantesco NO.
Una gigantesca parola Fine che capeggia sul cancello chiuso di sentieri troppo pericolosi, alle mie spalle.
Non potrei tornarci se volessi.
Dove sono quelle strade?
Dove sono IO? Dov’era la persona che ero?
Suonavi la chitarra per me e io mi sentivo persa a me stessa.
Suonavi parole che amai, che sanno di bivacchi e di boschi, di rifugi e strada e amicizia, una parola lasciata appassire agli argini di una vita, che fu mia, che si è scavata un alveo altrove.
Sono ancora viva?
Da cosa dovremmo dedurlo?
Sono più “serena”, mi dico, “ho un lavoro” mi dico.
Questa vita mi ha tolto la vita. Dov’è la mia voglia di viverla? E sono sopravvissuta a che prezzo per questo misero scopo?
Suonavi, sull’orlo di una montagna che non vedevamo nel buio vero della notte fuori dalla città.
Ti ho amato. Ti amo. Di un amore non sentimentale. Eppure al tempo stesso ho nostalgia della vita che vivi, in mezzo alle tue tempeste.
Sei come io decisi di non essere. Mi ricordi la ragazza che fui.
Ero viva.
Tempo fa.

E adesso? Non pronta ad arrendermi, incapace di immaginare un prosieguo.
Rimpiango sentimenti che ho spento. Estirpati dal fondo.
Si può tornare a sognare a trentadue lunghissimi anni?

Tango ( – 104 )

Stasera il mio corpo si è risvegliato poco a poco, nel ritmo leggero del tango.
Torno a prendere consapevolezza di dettagli perduti da tanto, da anni lontani di studio e di danza. Controllare la tensione delle spalle, allungare i polpacci in un passo sostenuto, sentire col petto il petto tuo, non fidarsi di nient’altro. Abbandonarsi alla corsa.
L’emozione di farmi portare dal tuo corpo in passi che non credevo di conoscere.
Un ritmo serrato, un allungo leggero. Un abbraccio, un distacco.

Sentire la tua guancia sfiorare la mia.

Un respiro bollente.

Tango.