Lose yourself ( – 156 )

Non ho mai scelto la strada più semplice.
Non una volta.
Mai.
Forse è per questo che adesso ho pezzi di cuore sparsi per ogni dove.
Quando dalla mia cittadella del pacifico sud ho messo tutto ciò che contasse per me in due borsoni (uno nero, con le rotelle, l’altro ridicolmente alto e stretto) e me ne sono andata a studiare il più lontano che allora potessi concepire, e sono approdata in una fredda e ostile Milano, me ne sono andata da sola. Non mi sono portata lo straccio di un’amica, di una compagna di classe, di una lontana conoscente. Ho scelto la destinazione più lontana, perchè allora mille chilometri mi sembravano un oceano e l’ho attraversato da sola, quell’oceano, per essere libera. Mi sono condannata a combattere contro una cattiva solitudine e mi sono regalata la scoperta dell’amore in solitaria. L’ho fatto da sola e ho sofferto come un cane. Ne è valsa la pena.
(Ne è valsa la pena?)

E quando me ne sono andata da quella Milano che ho odiato l’ho fatto lasciando lì tutti gli amici che avevano intanto reso la mia vita degna di essere vissuta, e me ne sono andata in cerca di sole, da sola. Lasciando la casa che per nove anni è stata casa e le strade conosciute, i portoni con stampati sopra ricordi di baci e di amanti e le strade delle sbronze notturne e dei pianti. Ho lasciato casa di un amico, il mio rifugio nella notte e anni dopo ho lasciato anche lui lungo la strada. Colpa di quella partenza? Colpa sua? Colpa mia? Ho lasciato un’amica. La sola, l’unica. Fa male pensare a quanto sarebbe bello vivere le cose grandi della vita vicine. Le risate con lei sono ricordi che non sanno tornare.
Ho lasciato il ricordo di ogni singolo ritorno nella notte, con la mia macchina, in quella Milano che poi era la mia città, di cui conosco ogni singola strada, a cercare parcheggio, la piazzetta rotonda dietro casa, il viale con le macchine sui marciapiedi, sotto gli alberi “fino allo squarcio rosso d’alba nessuno che mi aspetta, nessuno che mi aspetta o mi sospetta”…

Ho lasciato così tanto lì che ogni volta che ci ripasso mi si straccia il cuore.

Ora vivo in un città con un cielo blu diamante. Da sola.
Ne è valsa la pena.
(Ne è valsa la pena?)

Ho lasciato così tanto lì, che mi si straccia il cuore.

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11 responses to “Lose yourself ( – 156 )

  1. Ti leggo ascoltando hocus pocus, portrait.
    Ed è una di quelle musiche con il sorriso stampato sullo spartito, una di quelle che si attorciglia a qualsiasi scritto tirandolo a se.
    La tua stramba e delicata malinconia, dunque, adesso si confonde.
    E Milano si accende, si muove, tra una notte e l’idea della prossima alba.
    Si. Il tuo passaggio ha lasciato il tuo profumo e Milano, forse, è più dolce anche per te che sei i tuoi ed i suoi ricordi.
    Bnuit ma chère.
    Hocus pocus – portrait feat. Elodie

  2. Il tuo post mi ha lasciata senza parole … Non è facile commentare una pioggia di pezzi di cuore ….

  3. Di solito a guardare troppo indietro si finisce per dare una capocciata contro qualche ostacolo.
    Consiglio della notte: guarda avanti.

    —Alex

  4. ho lasciato la mia ridente (?) città salentina per rivendicare il mio sacrsanto diritto a un futuro migliore, lavorativo e non solo. anch’io l’ho fatto da sola, senza aggrapparmi ad amici e parenti già presenti “in loco”. avevo bisogno di un foglio da cui (ri) partire, e così ho scelto Roma. solo che metterti in discussione, reinventarti, a 31 anni non è così semplice. è come dover riavviare il sistema dopo aver formattato il pc. ti chiedi: c’è qualcosa del passato che vale la pena conservare? vale la pena fare un backup, prima?

    dopo tre mesi dal “salto”, al netto della solitudine, di tutte le volte che ho dovuto cavarmela da sola inventadomi qualcosa dal nulla, al netto di tutte le volte in cui gli eventi mi hanno messa difronte a tutti i lati di me da cambiare e/o smussare, anche se stanca non posso che dire che sì, ne è valsa la pena.

    perchè, forse, quando dentro di noi comincia a soffiare il vento di cambiamento, per quanto doloroso sia, non possiamo che assecondarlo.

  5. Se ne sia valsa la pena…non ho risposta..se l’avessi, avrei capito tanto del mio peregrinare tra paesi stranieri. Però ho una poesia che posso condividere, mi accompagna da sempre..

    La strada non presa
    Divergevano due strade in un bosco
    Ingiallito, e spiacente di non poterle fare
    Entrambe essendo un solo, a lungo mi fermai
    Una di esse finché potevo scrutando
    Là dove in mezzo agli arbusti svoltava.
    Poi, presi l’altra, che era buona ugualmente
    E aveva forse i titoli migliori
    Perché era erbosa e poco segnata sembrava;
    Benché, in fondo, il passare della gente
    Le avesse davvero segnate più o meno lo stesso,
    Perché nessuna in quella mattina mostrava
    Sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.
    Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno!
    Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
    Dubitavo se mai sarei tornato.
    Questa storia racconterò con un sospiro
    Chissà dove tra molto tempo:
    Divergevano due strade in un bosco, e io…
    Io presi la meno battuta,
    E di qui tutta la differenza è venuta.
    (Robert Frost)

  6. Posso sapere dove a Milano? Bell osapere che qualcuno in ogni caso ha buon ricordo di Milano!

  7. Anche noi ci siamo spostati 1000km più a nord…. Se ne è valsa la pena è impossibile dirlo. Una volta da un cliente olandese vidi un calendario della “moto Guzzi” , calendario u noi datato, forse degli anni 70. La pubblicità in italiano recitava : ‘ il passato è passato, il futuro non conta…. Il presente si vive!’

    Non so perché ma il tuo post mi ha fatto tornare alla mente quel calendario.

  8. se ne vale la pena spesso lo capiamo sempre dopo. A volte sì, a volte no. Sicuramente hai avuto un sacco di coraggio! complimenti

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